Supporting parents of children with learning disorders: a systematic review of intervention strategies, Frontiers in Psychology, Volume 16 – 2025
Giulia Carlotta, Guerra Maria, Teresa Positano, Alessandra Sperati, Ilenia Passaquindici Maria Grazia Logrieco, Francesca Lionetti, Maria Spinelli, Mirco Fasolo.
Sintesi dell’articolo
Introduzione
Il Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) è una condizione neuroevolutiva che colpisce tra il 5% e il 15% della popolazione infantile a livello globale (American Psychiatric Association, 2013), con prevalenza maggiore nei maschi rispetto alle femmine (Ghaffari et al., 2022; Grigorenko et al., 2020). Le manifestazioni principali riguardano difficoltà significative in lettura, scrittura e/o matematica, nonostante livelli intellettivi nella norma (IQ > 70; Lyon et al., 2003). La dislessia costituisce la forma più frequente (Willcutt et al., 2019; Shaywitz, 1998). Oltre ai deficit scolastici, i bambini con DSA presentano frequentemente problematiche associate, quali difficoltà attentive, motorie e di funzionamento sociale (Tan et al., 2024; Lerner, 2003), oltre a un rischio aumentato di disturbi emotivo-comportamentali: ansia, depressione, bassa autostima, fino a comportamenti compulsivi e ostili, con possibili esiti critici in adolescenza come rischio suicidario o condotte antisociali (Faust, 2003; Hu et al., 2020; Xiao et al., 2023). Tali difficoltà ricadono inevitabilmente anche sui genitori, che si trovano a dover gestire quotidianamente compiti scolastici, problematiche emotive e condotte disfunzionali dei figli.
Metodi di ricerca
La revisione è stata condotta secondo le linee guida PRISMA, includendo articoli pubblicati tra il 1950 e il 2024. Sono state consultate le banche dati Web of Science, Scopus e PubMed. I criteri di inclusione prevedevano studi rivolti a caregiver primari di bambini con DSA (4–17 anni), con approcci teorici diversi (cognitivo-comportamentale, sistemico, dinamico). Sono stati esclusi studi su comorbilità (ADHD, autismo, disabilità intellettiva) e pubblicazioni non peer-reviewed. Su 937 articoli identificati, solo 10 hanno soddisfatto i criteri.
Risultati principali
Gli interventi analizzati si differenziavano per modalità di erogazione (online vs. in presenza, individuali vs. di gruppo) e focus (didattico, emotivo o integrato). Gli interventi online (Abd Rauf et al., 2020; Tan et al., 2024) hanno mostrato buona accessibilità, con riduzione dello stress genitoriale, ma carenza di supervisione. Gli interventi in presenza (Ghaffari et al., 2022; George et al., 2011) hanno favorito interazione diretta, con effetti positivi su genitori e figli, ma maggior richiesta di risorse. Le modalità di gruppo hanno promosso sostegno reciproco e senso di comunità (Shechtman & Gilat, 2005), mentre quelle individuali hanno fornito soluzioni mirate (Ryback & Staats, 1970), con limitata generalizzabilità. I programmi che integravano supporto didattico ed emotivo (es. OPC + 4QM, CBT, Mindful Parenting) hanno ottenuto i risultati migliori.
Discussione
Nel complesso, i programmi analizzati hanno evidenziato benefici diretti per i genitori (riduzione dello stress, aumento dell’autocompassione, miglioramento del benessere psicologico) e ricadute positive sui figli (maggiori competenze scolastiche, riduzione dei comportamenti disfunzionali, migliore integrazione sociale). Tuttavia, alcuni studi hanno riportato la persistenza di livelli clinici di stress (Brock & Shute, 2013), suggerendo la necessità di interventi più intensivi. Un aspetto poco esplorato ma rilevante riguarda il co-parenting: la condivisione delle responsabilità riduce lo stress e favorisce un ambiente stabile. Inoltre, rafforzare il legame genitore–figlio tramite attività condivise può interrompere il circolo vizioso tra comportamenti problematici e stress genitoriale.
Limiti della letteratura
I principali limiti riscontrati sono: dimensioni campionarie ridotte, mancanza di gruppi di controllo, eterogeneità dei partecipanti e scarsa presenza di follow-up a lungo termine. Questi aspetti riducono la validità interna ed esterna dei risultati e rendono difficile la generalizzazione.
Conclusioni e implicazioni cliniche
Il supporto ai genitori di bambini con DSA è cruciale per promuovere resilienza familiare e benessere emotivo. Gli interventi che integrano componenti psicoeducative e relazionali risultano particolarmente efficaci, con effetti benefici su genitori e figli. È necessario sviluppare programmi multimodali e accessibili (anche in modalità ibride), includere moduli su coparenting e attività condivise, e pianificare follow-up per valutare l’efficacia a lungo termine. In conclusione, il benessere genitoriale rappresenta non solo un obiettivo clinico, ma una condizione necessaria per lo sviluppo cognitivo, sociale ed emotivo dei bambini con DSA.
Articolo originale: https://www.frontiersin.org/journals/psychology/articles/10.3389/fpsyg.2025.1536894
